g. mi desidera gli piaccio lo so
g. è la persona più onesta che abbia mai incontrato
altri ci hanno provato altri hanno oltrepassato la linea nonostante non si potesse
nonostante io non volessi e nonostante avessi qualcuno
g. non ci ha mai provato e non me l'ha mai nemmeno detto
stanotte l'ho sognato
ho sognato noi due a letto insieme ma non c'era nulla di eccitante
c'erano solo due momenti
uno in cui vedevo il suo volto mentre ero io ad azzardare il bacio
io mi avvicinavo ed eravamo vestiti, toccavo le sue labbra poi aggiungevo la lingua
e lui si faceva baciare ma il volto era triste e incerto
nella seconda scena eravamo nudi e lui mi girava per baciarmi la schiena e stringermi
ma era tutto troppo eccitante per lui e veniva troppo resto
mentre per me non c'era niente di eccitante ma mi sono svegliata senza aprire gli occhi
e avevo solo una sensazione di tristezza fortissima
perché non avevo mai avuto voglia di fare l'amore con lui, o meglio
non più di quanto mi scoperei il mondo intero se potessi
ma non avendo mai avuto una crisi o cose del genere nei suoi confronti
mi ha solo lasciato un freddo addosso
che non mi ha fatto sognare più per tutta la notte
ed è stato brutto perché mi ero appena messa a letto e non ero nemmeno davvero ancora addormentata, solo in una veglia profonda
e non ho sognato più
.sebastiano mi porta in una piscina, per farmi tuffare, ma è una piscina per tuffi con la scaletta altissima, ed arrivata su mi gira la testa. penso, qualcuno mi vedrà, capirà che c'è qualcosa che non va. no, niente. scendo due scalini, poi crollo all'indietro e cado sul pavimento. rimango lì tanto tempo, con gli stessi pensieri di prima, poi qualcuno arriva, ed è sempre lui, ma non mi vede. allungo le mani e provo ad abbracciarlo e credo di toccargli la pancia, ma sfugge.
.una bambina, di spalle, scuote leggermente i capelli scuri e lunghi fermati da due fermagli inutili. non voglio vedere cosa sta facendo perché so che capirò cosa fa, so che non vorrò vederla nemmeno allora. so che quando avrà finito non vorrò vederne il volto e l'espressione di cui pure in una vita passata sarei stata ghiotta. lei si gira, e io corro via con gli occhi, e poi pure con le gambe, ma non sono sicura, e allora mi fermo. lei mi raggiunge, mi tocca la schiena, io sorrido nel vuoto, ma lei lo sa, e le passa la voglia di piangere per la mia assenza.
ho un po' voglia di te...
di te-te e no di te-me
pelle su pelle
nei, e profili
sono stata qui, e mi ci sono lasciata
i pori si respirano in faccia, si riconoscono
gradi diversi ma stessa famiglia
volevi possedermi,
e il gusto della promessa offerta è stato troppo forte
da sciogliere sotto la lingua
sono stata qui per essere dove vorrai
perdona il balbettio di ciglia
e il soffio incerto del respiro che ti sfiora
ancora fatico a crederci
ancora mi guardo toccarti
ancora aspetto una dissolvenza in nero
[02/04/2006 – 11:08]
il sole, via
ma c'è luce
e muove labbra
e polsi stretti
in un tremito
e un corpo che si trasforma
in preda dedicata
ed esulta di assenza di contatto
come mai
perché ti tocco
come so
E il sole è via, ma non c'è differenza.
[02/04/2006 – 11:14]
lui, che ha sapore di zucchero, lui che cammina come pattinasse sul vetro
c'è una foto qui, e sono barche che volano
c'è una foto qui, ed è una foto del sognatore che si chiude in un cassetto
tutto è semplice, ma io voglio vederlo complicato per poi spiegarglielo
il sognatore di cui voglio leggere i desideri
e a cui voglio conservare i miei per poi farli scoppiare insieme
cosa ti aspetti da me? un abbraccio
è la fine del mio mondo
[04/04/2006 – 10:51]
Guardatelo. E' perfetto. Il genere di uomo che non vuole essere guardato perché sa di essere guardato. Una delizia. Morde fugge si esalta dei suoi istinti e li coltiva con dedizione.
Se sapesse cosa lei hai in serbo per lui.
“State insieme?”, e lei subito risponde di sì.
“Bello, da quanto?”, e quando lei risponde sette anni lui sbianca.
Immagina cose che non possono aver fatto in quei sette anni in cui in realtà non si erano ancora incontrati, e però sorride per la leggera pazzia che lei ha appena buttato fuori con occhi da adolescente. E anche perché la risposta, pronta, è “Si vede che vi volete bene da tanto tempo.”
Trema un poco all'idea di quando torneranno a casa e a quattr'occhi rideranno della serata tutta giocata su una mezza innocente bugia.
- Volevo dirti...
- Non dirmelo. Pensalo, che ci arrivo da solo.
- Ma detto suona più bello.
Appunto. Così, dopo che l'avrò solo pensato, sentirtelo dire suonerà davvero diverso.
- Io non volevo adorarti. Ma tu mi hai messo a dura prova.
Si stampano sorrisi a turno, giocando ad un ping pong in cui tutti vincono. Stesi sull'erba, al sole, lucertole gemelle che non riescono nemmeno un po', a nascondere quello che provano.
- Ma se...?
- Se niente. Avevamo detto niente se.
Un uccellino passa così vicino che lei potrebbe toccarlo. Lui ridacchia.
- Lo so che ti sembra molto romantico e potresti scriverci qualcosa di brutto e poco poetico, ma è solo un uccello che ha sbandato.
- Anche tu.
- Questo non ti salverà dal severo giudizio che darò al tuo brutto racconto.
- Potrei anche scrivere qualcosa di pulp in cui l'uccellino si fa afferrare dopodiché lo stritolo a mani nude.
- Ecco, ora cominciamo a ragionare.
Più tardi, stesi sul tetto della casa, che il proprietario vorrebbe chiamare pomposamente terrazzo, quasi godono a scottarsi sul pavimento di cotto, rosso e arrossato dal primo vero sole estivo.
Semi-nudi, semi-gemelli, semi-abbronzati.
- Io ti sposo.
- Ma che dici.
- Non nel senso che ti sposo e ti metti il vestito bianco.
- Ma la donna sei tu!
- Hai ragione. Non nel senso. Hai capito, insomma.
- No, ripetilo.
- Ti sposo.
- E quando?
- Alla fine dell'anno prossimo.
- Hai già stabilito?
- Beh, se nel frattempo non hai trovato l'anima gemella.
- Oppure se non l'hai trovata tu.
- Io no.
- E perché io allora?
- Così. Non so. Comunque ti sposo.
- E poi andiamo a vivere insieme?
- No. Quello domani mattina.
- Sei una lucertola pericolosa.
Mi venne a prendere alle tre passate.
C'era troppo sole, e camminammo tanto, forse camminammo troppo. Parlammo tanto, anche.
Ci guardavamo negli occhi, guardavamo la gente.
Mi venne a prendere alle tre e tornammo alle tre del giorno dopo.
Iniziai con qualche battuta e lui mi rispose con un sorriso.
Ai semafori ci baciavamo oppure spiavamo le ragazze sperando di trovarne qualcuna che piacesse a tutti e due.
Forse camminammo troppo, o a lungo, e a sera mi dolevano i polpacci, ed erano tesi e ancora contratti, ed era bello.
Mi venne a prendere alle tre e non mi ha più riaccompagnato.
ho faticato così tanto per trovarti che vorrei non morire più
ed esprimo un bisogno difficile da gestire
e mi faccio avvolgere da qualcosa che sembra una coperta mentre è solo attesa
come i mucchi di sorrisi
e come le dita intrecciate che rischiavano di spezzarsi
attaccati a un posto che non ha più luogo
ed esiste solo nella congiunzione degli occhi
perdonami per non averti stretto il viso prima
salvami per le cose che non abbiamo fatto insieme ma inventeremo
è senza fiato persino il desiderio del desiderio
più le cose che facciamo sanno di carne, più mi dimentico della mia
vorrei che queste parole arrivassero in musica
bisbigliata tra le mani su una schiena
santa sangre mèscolati
Mi piacerebbe, un giorno, presentarmi a qualcuno che non mi faccia, come seconda domanda: "sì, va bene, ma che lavoro fai?".
Vorrei abolire la contabilità degli affetti, quella di chi conta presenze e assenze e le mette su una bilancia, quella con cui giudica l'amore.
Sogno di sentire di nuovo, come è accaduto ieri, la sensazione di riuscire a infondere sicurezza in un bambino di otto anni, palesandogli una mia sconfitta, per aiutarlo a costruire le sue certezze, comprendendo che si vince anche di errori e cadute.
Sogno un mondo diverso, rinato, in cui ricomincio da capo e divento capace di dire a certe persone che voglio loro bene; mentre in questo mondo, nella mia realtà, le labbra mi si paralizzano.
Aspetto di ritrovare persone che a modo mio ho amato, trincerandomi dietro l'incapacità di farlo a modo loro.
Ma SOGNO è una parola ambigua, di cui è facile diventare schiavi. E il BISOGNO, perché è tale? Forse, è un doppio sogno? Lo è perché, dopo aver immaginato qualcosa, quel desiderio prende una seconda forza e si comincia a sognarlo a occhi aperti e non più solo con la fantasia?
Il sogno è una brutta bestia. Ed è anche bruta. Ti abitua all'idea di poter sfogare almeno parte dei dolori, ma poi se li tiene per sé, e fuori il corpo viene mangiato dalle fiamme del dolore inespresso.
Sogno un mondo in cui non si debba fuggire nei sogni, per essere felici.
È caldo. È tutto molto caldo. Non insopportabile, per me è difficile raggiungere quella soglia. Per cui è caldo ma io indosso una tuta felpata, e ci sto bene, dentro.
Non faccio altro che guardare per terra. Per terra è più facile. Per terra non devo commentare con gli occhi. Per terra ci sono solo le ombre degli oggetti, e le macchie sul cotto. E resti di foglie trasportare dal vento.
Ecco, sì, il vento.
Fa caldo ed è quel caldo che mi lucertolizza. Poi, ogni tanto, folate di vento a rinfrescar le tempie, e le nocche.
Mia madre dice che stamattina, quando faceva più fresco, si sentiva odore di mare, ma quel mare buono, quel mare di appena pescato, con l’acqua rivoltata dalle reti dei pescatori alle cinque di mattina.
Io non ho sentito niente. Se anche avessi sentito, ormai ho perso ogni sensibilità. Mi si sono consumate tutte le capacità di reagire al mondo esterno, di prendervi parte, di produrre o subire emozioni.
Lo faccio solo in piccoli sprazzi, in maniera virtuale, sicura, informe e controllata. Poi, mi spengo di nuovo. E non c’è motivo, per questo, eccetto il fatto che è accaduto.
E non ho potuto farci niente.
Per questo ora mi alzerò da questa sedia, rinunciando al sole. A volte faccio cose che mi infastidiscono profondamente. Eppure non riesco a scegliere la strada migliore. In sostanza, ho appena scoperto che quando scelgo di seguire l’istinto o, se volete, assecondare la mia più intima natura, sono qualcuno che dall’esterno allontanerei senza pensarci su un istante.
Provo a comportarmi nella maniera che provochi meno sofferenza a chi mi circonda, ma se mi soffermo qualche istante di meno, il primo pensiero che mi si forma in testa è quello di fottermene, anche se so cosa provocherò nell’animo altrui. In sostanza, se non mi filtrassi, contenessi, volta per volta, farei del male in continuazione. E, soprattutto, non me ne fotterebbe assolutamente nulla.
Per questo, dicevo, ora rinuncerò al sole che mi fa così bene, alla pelle, alla salute, all’umore, per andare ad imbruttirmi e ad abbrutirmi in un posto superfluo: la mia camera.
E a far finta di non avere più niente da dire, perché così è più facile.
Innescando il meccanismo che mi porta ad essere ancora più scontenta di me: quello di distruzione delle (poche) cose politiche che ho fatto, o che in qualche modo mi riguardano.
Il vento. Riluttante almeno quanto me. Perché poi, alla fine, mi rendo conto che ogni cosa parte da un desiderio, da un bisogno, espresso o meno.
E allora, mi schiavizzo da sola.
Con un occhio sempre lontanamente vittima dell'angolo del monitor, in cui c'è l'orologio, col suo crudele inafferrabile scorrere della giornata, che procede nonostante io prometta di cominciare a muovermi, sì, tra cinque minuti. E poi c'è il calore che entra nella stanza, e prometto di vestirmi in tempo, per godermelo.
E poi ci sono gli impegni che ho promesso di rispettare, ad amici conoscenti ed estranei.
Mai più.
Mai più prometterò qualcosa senza essere pienamente lucida.
Il tempo continui pure a scorrere.
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